18/06/09



Dalla relazione trimestrale di Svenia, la nostra volontaria a Shashemane, sul Centro Promozione Donne

Due settimane fa sono andata a visitare il Centro Promozione Donne a Shashemane e ad intervistarle sul loro lavoro, sulle loro ambizioni e sui loro dubbi. Nelle pagine seguenti potrete partecipare alla loro vita quotidiana.

Al momento ci sono 28 donne (due di loro sono nuove) che lavorano al Centro Promozione. Tutte le donne che vogliono entrare nel programma del microcredito fanno un colloquio con Suor Jacquie la quale deciderà in cosa consisterà il loro lavoro al fine di integrarle al meglio nel progetto, secondo le proprie capacità e competenze: tutte le donne provengono da diverse etnie o diversi quartieri, come 01, 02, 04, 05, 08, 010 e Mejaha. Ogni giorno le donne percorrono a piedi e scalze la strada per raggiungere il Centro, il che significa che alcune impiegano almeno due ore al giorno per percorrere il tratto per giungere al lavoro e altrettanto tempo per far ritorno a casa. Ad ogni modo tutte loro sono felici di avere la possibilità di lavorare, rispetto alle loro amiche che sono ancora nella condizione “di schiavitù” della povertà e dell’arte dell’arrangiarsi.

La giornata lavorativa inizia alle 8:30 di mattina sino alle 17:00 del pomeriggio: in queste ore si alternano due gruppi, una sezione viene al mattino e una al pomeriggio. Le due coordinatrici restano al Centro tutto il giorno. Talvolta altre donne prese dall’entusiasmo, restano in loro compagnia per ultimare i diversi lavori assegnati. Come tutto qui, anche l'orario di lavoro dipende dall'elettricità e dalla disponibilità di luce.





Ad ognuna delle donne è assegnato un compito diverso: alcune di loro cuciono abiti e ricamano ad esempio cuscini, abiti tradizionali, tovaglie, fazzoletti e quant’altro viene loro richiesto per le bomboniere solidali; altre cuciono le uniformi e i grembiulini per i bambini delle nostre scuole. Al centro vi sono macchine da cucire, ma ne hanno rubato i pedali e ad oggi ne sono in funzione solo 3; vi è anche un telaio moderno, così moderno che non sanno come usarlo (Padre Temesgen ha promesso di mandare un tecnico che illustrasse loro come utilizzarlo). Shetiye però sta facendo un corso per imparare ad utilizzare le nuove macchine da cucire e al più presto speriamo possa formare le altre donne.

Inoltre le donne sono impegnate nella produzione di Berbere e Shiroo, ciò a causa della carestia che pervade in questo periodo. E’ un lavoro lento, che richiede cura ma è l’unico modo per portare cibo nelle loro case o da vendere al mercato. Il lavoro si svolge così: in primo luogo esse tagliano del peperoncino fresco e lo lasciano asciugare al sole; poi lo mescolano insieme ad altre 13 spezie, versate in un contenitore di legno e successivamente tritano il tutto al fine di ottenere una polvere che servirà da base per la preparazione del loro cibo tradizionale. Questo è davvero un lavoro molto duro.

L’ulteriore impegno che hanno è quello di occuparsi dell’affitto degli abiti da sposa. Se si visita il Centro Promozione Donne si può persino sfogliare un album in cui vi si trovano foto degli abiti indossati dalle stesse donne del Centro o dalle spose che lo hanno indossato nel giorno del matrimonio: come ben sapete, i vestiti vengono donati da spose italiane o da alcuni atelier. Questa attività prosegue abbastanza bene e le novelle spose si passano l’un l’altra le notizie riguardanti il Centro. Molte infatti arrivano anche solo per curiosare e sognare ad occhi aperti il giorno in cui potranno indossare il loro abito.





Attraverso il progetto di microcredito le donne ricevono un sostanziale aiuto, ma può anche capitare, talvolta, che il loro “stipendio” ritardi: tutto dipende dalla vendita delle bomboniere in Italia e dalle donazioni per il Centro. Suor Jacquie ha comunque sempre un fondo per sostenere le emergenze. Intanto anche le donne sanno gestire tale inconveniente vendendo anche con dispiacere qualcosa di cui hanno fatto fatica ad ottenere. Nel corso della nostra intervista alcune donne giovani ci hanno chiesto che vorrebbero studiare, altre vorrebbero acquisire maggiori competenze nel campo tessile e riuscire a dare di più. Tra non molto il centro si sposterà in una casina nei pressi della Missione Cattolica di Shashemane ed essendo più grande avranno la possibilità di usufruire di due stanze per la vendita anche degli oggetti di loro produzione. Ma è ancora tutto da vedersi.





Le donne durante la nostra chiacchierata si sono chieste che vita sarebbe stata la loro senza questa importantissima opportunità e non nascondono le loro paure, viste le grandi difficoltà, se da un momento all’altro tutto ciò dovesse svanire. Credo invece che le cose miglioreranno, ho cercato di trasmettergli un po’ di sicurezza e fiducia nel loro lavoro futuro, aiutandole anche un po’ a progettare sul nuovo Centro ricaricandole di entusiasmo. Ho chiesto loro di aver pazienza e che anche se talvolta sono stanche sono sicura che presto si rialzeranno dalla loro condizione e che tutto questo tempo serva alla loro formazione e alla loro crescita. Il ruolo della donna non è semplice, piuttosto è un trascinarsi in tante faccende. Ciò provoca uno scoraggiamento, un lasciarsi andare e l’aiuto maggiore va dato soprattutto in questi momenti di sconforto e anche in questo ci vuole coraggio. Ma sorridono togliendomi dall’imbarazzo che ho provato guardandole negli occhi.

Le mie parole, sostenute dall’acquisto di taniche per la riserva d’acqua pulita e dalla donazione degli amici di Aurora Assicurazioni, hanno entusiasmato ancor di più i loro animi e subito hanno chiesto a Suor Jacquie di avviare l’apertura del nuovo Centro; insieme poi si è pensato di comprare un mulino per produrre il Berbere; si risparmierebbe un sacco di tempo ed inoltre si potrebbe "noleggiare" anche ad altre persone. Grazie, grazie, grazie…non immaginate cosa significa per queste donne avere la possibilità di avere un futuro: dateci ancora una mano, io mi fido ed è la stessa fiducia che ho trasmesso alle donne.





La mia impressione generale è che tutte le donne sono molto motivate e disposte a lavorare anche affrontando enormi sacrifici. Esse hanno ottime idee e mostrano straordinario impegno. Solo l’organizzazione potrebbe essere migliorata e resa più efficiente. L’idea comune è quella di poter iniziare un’adozione a distanza di queste donne insieme ai loro piccoli per agevolarle nella gestione della famiglia, nella loro crescita professionale e garantirgli, nel tempo, visite mediche di cui necessitano: soprattutto seguirle durante il parto e nell’educazione all’igiene personale.

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